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Luoghi da visitare

Arpino

Non si conosce l'esatta età della fondazione di Arpino, anche se ritrovamenti archeologici ne dimostrano le origini volsche, popolo di origini incerte a cui sono connesse le vicende dei rostri del foro (preda romana dopo la battaglia navale al largo di Anzio) e di Coriolano.
Le tradizioni locali, e una serie di iscrizioni ancora visibili, fanno risalire la fondazione della città al dio Saturno o ai Pelasgi, analogamente alle altre città del Lazio meridionale cinte da possenti mura megalitiche e dette città saturnie. Fu teatro e obiettivo di scontri tra Romani e Sanniti, fino ad essere conquistata dai primi nel Due anni dopo ottenne la cittadinanza romana
sine suffragio e divenne prefettura. Nel 188 a.C. ottenne definitivamente la cittadinanza romana.

L'Acropoli di Arpino è un sito archeologico prossimo al centro abitato di Arpino.

La civitas vetus della città rappresenta una delle cinte murarie meglio conservate costruite in opera poligonale in epoca preromana. Di particolare significatività è la presenza di un arco a sesto acuto unico sopravvissuto nel suo genere in tutta l'area mediterranea.



Isola del Liri

Il nome di Isola del Liri deriva dal sito in cui si è sviluppato il centro abitato: un'isola formata dal fiume Liri. Il primo nome registrato della città fu Insula Filiorum Petri, cioè Isola dei figli di Pietro, gastaldo di Sora. In realtà già in un documento del 1004 si registra una località nel contado sorano denominata Colle dell'Isola. Nell'uso comune e nella cartografia fu sempre Isola, talvolta con la specificazione di Sora, perché strettamente legata insieme a Castelliri (allora Castelluccio) alla vicina Sora, di cui seguì le sorti fino all'età napoleonica. A seguito dell'unificazione nazionale, nel 1863 Isola divenne Isola presso Sora per poi ottenere nel 1869 il nome attuale. La Cascata Grande è formata dal braccio di sinistra del fiume, ed è alta circa 27 metri: una delle poche cascate a trovarsi nel centro storico di una città. La Cascata del Valcatoio, formata dal braccio di destra del fiume, è meno spettacolare della prima anche perché le sue acque sono irregimentate e captate per alimentare un impianto di produzione elettrica. Il suo salto non è perfettamente verticale, ma segue un piano inclinato di circa 160 metri lungo un dislivello di circa 27 metri.


Abbazia di Casamari
L'abbazia di Casamari è uno dei più importanti monasteri di architettura gotica cistercense. Fu costruita nel 1203 e consacrata nel 1217. Si trova nel territorio del comune di Veroli, in provincia di Frosinone.
Essa fu edificata sulle rovine dell'antico municipio romano chiamato
Cereatae, perché dedicato alla dea Cerere. Il nome Casamari deriva dalla lingua latina e significa "Casa di Mario", patria di Gaio Mario, celebre condottiero, sette volte console e avversario di Silla nella guerra civile dell'88 a.C., ricordato anche nel nome della strada lungo la quale sorge l'abbazia (che collega Frosinone con Sora): via Mària.
Con la decadenza dell'Impero romano e le susseguenti invasioni barbariche
Cereatae-Casa Marii subì le stesse sorti del decadimento di Roma, fino a quando i monaci nell'XI secolo s'insediarono nel luogo e vi fondarono l'abbazia.
La
"Cronaca del Cartario" o "Chartarium Casamariense" redatto dal monaco casamariense Gian Giacomo de Uvis per conto dell'abate affidatario riporta le notizie riguardanti la fondazione dell'abbazia stessa.Secondo il resoconto, nel alcuni monaci della vicina Veroli decisero di riunirsi in un monastero e scelsero Cereatae-Casa Marii edificando sui resti di un tempio di Marte. Alcuni di essi (Benedetto, Giovanni, Orso e Azo) si diressero nel monastero di Sora per richiedere il saio di frate.
Secondo alcuni storici è datata al 1005 l'erezione di una chiesa dedicata a e San Paolo, mentre la costruzione del monastero si fa risalire al 1036.



Abbazia di Montecassino

Fondata nel 529 da san Benedetto da Norcia sul luogo di un'antica torre e di un tempio dedicato ad Apollo, situato a 519 metri sul livello del mare, ha subito nel corso della sua storia una alterna vicenda di distruzioni, saccheggi, terremoti e successive ricostruzioni.
Ricostruita intorno al 717 sotto l'impulso di Petronace di Montecassino, l'abbazia venne distrutta una seconda volta dai Saraceni nel 883, venendo riedificata per volere di papa Agapito II solo nel 949.
Per tutto il , l'abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell'antichità. Testimonianze storiche del più alto interesse e di sicura validità sono state raccolte e tramandate a Montecassino: dai primi preziosi documenti in lingua volgare ai famosi codici miniati cassinesi, ai preziosi e rarissimi incunaboli. Il più illustre dei suoi abati fu forse Desiderio - il futuro Papa Vittore III - che alla fine dell'XI secolo fece ricostruire completamente l'abbazia ed ornò la chiesa di preziosissimi affreschi e mosaici, il cui riflesso si può ancora oggi scorgere in quelli che lo stesso abate fece eseguire in Sant'Angelo in Formis. Distrutta da un terremoto nel 1349 e nuovamente ricostruita nel 1366, l'abbazia assunse nel XVII secolo l'aspetto tipico di un monumento barocco napoletano, grazie anche alle decorazioni pittoriche di numerosi artisti tra i quali Luca Giordano, Francesco Solimena, Francesco de Mura, giovanni de Matteis.
In queste forme era giunto fino a noi l'antico monastero prima che nel febbraio del , durante la seconda fase della battaglia di Monte Cassino, un bombardamento massiccio delle , che vi sospettavano erroneamenteù[1] la presenza di reparti tedeschi, lo distruggesse nuovamente. Il bombardamento cominciò la mattina del 15 febbraio e ben 142 bombardieri pesanti e 114 bombardieri medi rasero al suolo l'abbazia. Nel corso di questo trovarono la morte numerosi civili che avevano trovato rifugio all'interno dell'edificio, diversi soldati tedeschi e anche quaranta soldati della divisione indiana.
Il restauro fu realizzato dal 1948 al 1956, sotto la direzione dell'ingegner Giuseppe Breccia Fratadocchi, che realizzò una ricostruzione dell'interno dell'abbazia con spazi ciechi e muti tra le cornici delle volte, osteggiato dagli storici dell'arte integralisti nemici acerrimi del
falso antico. Il compito di fondere le campane dell'abbazia fu assegnato nel 1949 alla di Agnone.Negli anni ottanta furono commissionati una serie di splendidi affreschi, che tuttora adornano la basilica, al maestro Pietro Annigoni dall'abbate . Alla realizzazione del ciclo pittorico parteciparono vari allievi del maestro fra cui Romano Stefanelli, Ben Long e Silvestro Pistolesi.


Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
Il Parco nazionale d'Abruzzo fu istituito su iniziativa privata nel 1922 e riconosciuto nel , con RDL 257 dell'11 gennaio 1923. Al territorio attuale si giunse dopo successive integrazioni. La gestione è dell'Ente Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Interessa 25 comuni distribuiti nelle province di Frosinone, e L'Aquila.
I grandi mammiferi sono stati la causa principale dell'istituzione della riserva. Un tempo tutti gli animali protetti nel territorio del parco erano diffusi lungo l'intero centromeridionale, costituendo popolazioni geneticamente autonome rispetto alle specie europee, spesso dei veri e propri endemismi, zoologicamente importantissimi ancora non del tutto studiati nella loro identità genetica.



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